Gay, sempre in voga le dichiarazioni antiscientifiche
Per i gay è ancora lunga la strada verso la distruzione dei pregiudizi. Sono ancora in tanti a pensare che essere gay o lesbica significhi possedere delle deviazioni patologiche o essere malati di sesso. Questo retro-pensiero, presente in molte persone scatena fenomeni di omofobia e violenza che si traducono spesso in pestaggi o violenze psicologiche. Già perché pensare che un gay è ‘malato di sesso’, dunque ha un problema di devianza sessuale, vuol dire quasi in automatico, porlo in una situazione di asimmetrico distacco da noi e dalle nostre abitudini. Di qui a colpevolizzarlo, denunciando la sua ‘brama perversa’, il passo è breve.
I gay, quindi, si trovano spesso ad avere a che fare con persone che li credono deviati. Che accompagnano regolarmente una loro effusione con espressioni di sdegno e che fanno uscire da loro giudizi morali che magari non hanno fatto mai parte del loro modo di vedere. E’ bene che il messaggio che i gay sono delle persone sanissime passi chiaramente. L’Arcigay è da anni che fa informazione in questa direzione. Tuttavia non è facile abbattere certi muri, perché alcuni sono molto duri, perché sostenuti da considerazioni para scientifiche. Il nodo è l’omosessuale come naturale, dunque come appartenente all’essere umano in modo semplice.
Qualcuno definisce i gay come il risultato, invece, di una deviazione comportamentale. Come se un gay non fosse gay ma semplicemente si comportasse da gay. Dunque avesse in quell’abitudine comportamentale un qualcosa di patologico. In genere, i sostenitori di questa teoria, la supportano con argomenti riguardanti il rapporto naturale dell’accoppiamento eterosessuale con la fecondazione, raccordandoli in base all’istinto. Invece è stato scientificamente provato che l’omosessualità fa parte dell’individuo allo stesso modo dell’eterosessualità che è alla base dell’uomo cosiddetto ‘normale’.