Gay Veneto, come fare “outing” in famiglia
Va di moda, sia nel mondo gay che in quello etero, il coraggio di “fare outing” ossia la possibilità di comunicare le proprie preferenza sessuali, chiedendo, quindi, all’altro un riconoscimento in qualche modo, “ufficiale”. Eppure non è un passo facile, soprattutto se dovete cominciare dalla famiglia, il nucleo che vi protegge e vi ama e che ha il diritto di essere informato su questo aspetto centrale della vostra vita.
Spesso la famiglia ha già intuito qualcosa prima ancora che il gay faccia outing. Mai nessuna fidanzata presentata, disinteresse verso l’ipertrofico mondo della sessualità femminile proposta da tutti media, nessuno dei tipici modi “maschili” di fare ed essere. Una specie di “segreto di Pulcinella” che entrambi, silenziosamente, portano nella vita comune.
Un vero e proprio momento per “fare outing “ non c’è: dipende molto dalla capacità della persona gay di comunicare autenticamente il suo status, che non è quello né di malato né di deviato e quindi meriterebbe di essere detto in assoluta tranquillità.
Se siete gay e non sapete da dove cominciare, cominciate a “non voler cominciare” in un determinato momento. No a solenni dichiarazioni o grandi confessioni in piedi davanti al tavolo. Parlatene in un momento qualunque, perché non avete commesso un crimine e non avete fatto nulla di male.
Usate formule del tipo: “Da quando ho scoperto di essere gay, ho ritrovato la mia serenità e sono pronto a condividerla con voi…”, “E’ bello pensare che non ci siano barriere nel nostro dialogo e quindi io possa comunicarvi una cosa che mi sta molto a cuore…”.
Li farete sentire partecipi: non chiedete loro di accettare tutto e subito e non aspettatevi che questo avvenga immediatamente. Ci vuole un po’ di tempo ma dopo un po’ potrebbero diventare i vostri migliori amici e potrete affidarvi a loro come a nessuno.